SPI-CGIL Lega 12 - Nichelino Vinovo Candiolo

      

 

Giorgia meloni

Istituzioni

Maneggiare
con cautela

Premierato, autonomia differenziata, separazione delle carriere dei magistrati: le tre riforme messe in campo dal governo rischiano di creare qualche corto circuito nell’ordinamento della Repubblica. Vediamo di cosa si tratta.

Brutto guaio. Penso che il governo stia preparando un brutto guaio per le istituzioni italiane. Mi riferisco al cosiddetto premierato, all'autonomia differenziata e alla separazione delle carriere dei magistrati. La prima e la terza sono riforme costituzionali, e quindi sottoponibili al referendum; la seconda no, basta una legge ordinaria, perché il terreno è stato preparato dal centrosinistra con l'infausta riforma del Titolo V della Carta approvata nel 2001

Il capo del governo Giorgia Meloni vuole realizzare una riforma che istituisca il premierato con l'elezione diretta del presidente del Consiglio.

Il premierato. È un ibrido sconosciuto al panorama planetario delle democrazie. Queste sono di due tipi. In quelle presidenziali, il popolo elegge direttamente il capo del governo, che è il Presidente della Repubblica (ad esempio gli Stati Uniti). Una variante ne è il semipresidenzialismo francese.

L'altro tipo è la democrazia parlamentare: il popolo elegge il Parlamento, al cui interno si forma la maggioranza che decide quale sarà il governo. Il premierato all'italiana non è un sistema presidenziale - nel quale l'elezione del Parlamento è separata da quella del presidente, che può quindi anche non avere la maggioranza parlamentare - ma non è nemmeno un sistema parlamentare, perché il capo del governo non è espressione del Parlamento, ma del voto popolare, in caso di sfiducia si torna a votare, ed è consentita soltanto una seconda scelta, purché dentro la maggioranza.

Il risultato è un presidenzialismo mascherato, senza il contrappeso che nei sistemi presidenziali deriva dall'autonomia e dall'autorevolezza del Parlamento. Il Presidente della Repubblica continua ad essere eletto dal Parlamento ma si trova in condizione di più debole legittimazione rispetto al premier, ed è privato dei suoi poteri più rilevanti: formazione del governo e scioglimento delle Camere.

Infine, l'assurda norma che mette in Costituzione un pezzo di legge elettorale (chi vince deve avere il 55 per cento dei seggi), senza indicare il consenso minimo necessario per avere questo "premio", come pure era stato richiesto dalla Corte Costituzionale.
Volete scegliere voi il governo o che lo facciano i partiti? È questo lo slogan lanciato - con molto anticipo: al più presto si voterà nel 2025 - dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la campagna referendaria. Ma si tratta di uno slogan fasullo. La vera domanda, infatti, è: scegliete voi o il Parlamento (che i cittadini stessi hanno eletto)? E se il Parlamento non conta, come si fa a dire che siamo ancora in una democrazia parlamentare?

L’autonomia differenziata. La legge prevede, in sostanza, che alcune materie oggi di competenza dello Stato (tra le quali l'istruzione, l'ambiente, la tutela e la sicurezza del lavoro) passino su richiesta di una Regione, alle competenze di questa, purché siano rispettati i Lep, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti sociali che “devono essere garantiti su tutto il livello nazionale”. Quali siano questi Lep, e quanto costino, ancora non si sa; quello che è certo è che le regioni più ricche avranno livelli di prestazioni più elevati delle altre. Nella più benevola delle ipotesi questa proposta cristallizza le divisioni sociali esistenti tra i diversi territori del paese. In realtà è molto più probabile che aumenti la disuguaglianza, colpendo i diritti sociali dei ceti popolari del Mezzogiorno. Eppure, da tempo è chiaro che la crescita del Sud è un vantaggio per tutto il paese, Nord compreso.

Le istituzioni vanno maneggiate con attenzione. Serve una cultura politica adeguata, merce che oggi purtroppo risulta sempre più rara.

La separazione delle carriere dei magistrati. In sé non c'è niente di male: Giovanni Falcone era favorevole. Ma nel progetto è presente, seminascosta, la norma insidiosa per la quale sarà il Parlamento a stabilire le priorità dell'azione penale, incrinando così il principio dell'obbligatorietà di questa, garanzia dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Se si ritiene, com’è vero, che vi sono troppi processi penali, la via sarebbe la depenalizzazione degli illeciti di minore rilievo, da sostituire, ad esempio, con sanzioni amministrative, mentre questo governo non fa che aggiungere nuovi reati.

Cambiare singole norme della Costituzione certamente si può, ma occorre molta cautela e un consenso molto ampio in Parlamento. Quando si tocca la Costituzione bisogna stare attenti: le modifiche della seconda parte finora approvate (l’articolo 81 con il governo Monti, il Titolo V con il centrosinistra) l'hanno peggiorata.

Meglio le leggi ordinarie. Sarebbe meglio concentrarsi su leggi ordinarie per rivitalizzare la democrazia: una legge elettorale nella quale il cittadino  possa scegliere il candidato preferito (con il collegio uninominale o con il voto di preferenze), una legge sui partiti che garantisca la democrazia interna e condizioni a questa, come in Germania, il finanziamento pubblico dei partiti (abrogato con decreto legge da un governo a guida Pd alla ricerca di una popolarità che non trovò). Sono proposte che l’opposizione, finora priva di un controprogetto rispetto a quello del governo, potrebbe avanzare. e sulle quali magari trovare anche un'`intesa con la destra.

In ogni caso, servono attenzione e vigilanza. Le istituzioni sono entità delicate, da maneggiare con cautela e con una cultura politica adeguata, merce oggi purtroppo sempre più scarsa.


LIBERETÀ GENNAIO 2024
Lezioni di diritto di Cesare Salvi. Insegna diritto all'Università di Roma Tre. È stato senatore della Repubblica dal 1992 al 2008 a ha ricoperto la carica di Ministro del Lavoro dal giugno 1999 al giugno 2001.