La polmonite è un'infiammazione che può avere cause virali oppure batteriche e si manifesta con tosse, debolezza, difficoltà respiratorie e febbre. Ogni anno in Italia colpisce circa duecentomila persone. Per saperne di più ne parliamo con la dottoressa Antonella Belfiglio.
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa duecentomila casi di polmonite e nel mondo occidentale rappresenta la prima causa di morte per infezione. Colpisce per lo più i soggetti con un sistema immunitario indebolito, soprattutto se anziani. Recenti indagini hanno evidenziato che oltre il 95 per cento delle vittime causate da questa malattia sono, infatti, soggetti sopra i settant'anni di età. Come fare per prevenire e curare questa patologia ce lo spiega la dottoressa Antonella Belfiglio, specialista in malattie del sistema polmonare e medicina interna.
Dottoressa Belfiglio cos'è la polmonite?
«La polmonite è un'infiammazione che può iniziare in
prima battuta come una broncopolmonite, cioè un evento flogistico delle vie bronchiali, per poi stabilizzarsi
in una parte del polmone. Può avere più cause: può essere sia virale. cioè provocata da un virus, sia
riconducibile all'azione di un batterio. L'esordio può essere acuto con febbre, malessere, tosse, mentre
nelle persone anziane a volte potrebbe essere silente. In questi casi il paziente si lamenta, ha astenia,
ovvero un senso di stanchezza, debolezza o mancanza di energia, difficoltà respiratorie. ma spesso non ha
grandi problemi come una temperatura corpогеа alta o brividi che possono far pensare a una malattia grave».
Come si fa la diagnosi?
«II processo infiammatorio viene definito, in primo luogo, con l'anamnesi del paziente, cioè la
raccolta e lo studio dei sintomi, e con la visita clinica che è fondamentale per avere una risposta
sull'origine del problema. Gli strumenti diagnostici, dal momento che il polmone è poco studiabile, però non
sono molti: i principali sono la radiografia del torace e la tomografia assiale computerizzata (Тас)».
Quanto è diffusa questa patologia?
È molto diffusa, anche perché gli agenti che la possono scatenare sono numerosi. In passato l'aria era
più respirabile e meno inquinata. Oggi, invece, i gas di scarico, i fumi degli impianti industriali, le
condizioni climatiche sfavorevoli, determinano un grave pericolo per l'apparato respiratorio e provocano lo
sviluppo, o il peggioramento, di varie patologie. Grazie ai mezzi clinici, diagnostici e farmacologici di cui
disponiamo è, tuttavia, più curabile, ma rimane una malattia molto pericolosa.
Torniamo alle indagini diagnostiche?
Il primo esame che si effettua è la radiografia del torace. Poi c'è la Tac, la tomografia assiale
computerizzata, una metodica radiologica che può essere effettuata senza mezzo di contrasto o con il mezzo
di contrasto che serve a valutare meglio le situazioni dubbie. Esiste anche la Tac Pet ma è un'indagine che
si riserva alle patologie oncologiche. La risonanza magnetica non è utile perché non dà risultati significativi.
Nel caso di una polmonite con un espettorato importante si può anche analizzare quest'ultimo per indagare il
germe. Ma spesso non serve a molto, o perché il paziente non ha un espettorato proveniente dalle parti
profonde del polmone o perché ci sono altri germi che non sono la causa della patologia stessa. Inoltre, se
si ha a che fare con un paziente fumatore o un anziano ci sono altre interferenze che rendono l'esame piuttosto inutile».
Quali sono le cure che abbiamo a disposizione?
Bisogna innanzitutto cercare il germe che ha causato la polmonite. Lo si fa tramite l'analisi del sangue:
grazie a un prelievo si cerca di individuare l'agente che lo ha provocato e quindi agire con l'antibiotico
mirato per quel tipo di batterio. Se non è possibile classificare il germe, e questo accade nel 60 per cento
dei casi, si cerca di utilizzare un'associazione di antibiotici per provare a dare una doppia risposta e
combattere sia i germi Gram postivi sia quelli Gram negativi, due tipi diversi di agenti patogeni. A volte,
la terapia prevede anche l'utilizzo del cortisone che è un antinfiammatorio a largo spettro. Inoltre, a seconda
dell'anamnesi si possono prendere diverse decisioni. Se il paziente è giovane e riesce a collaborare, le
terapie per via endovenosa o intramuscolare si possono fare a casa, anche se una volta a settimana deve
comunque sottoporsi a una radiografia. Per l'anziano, invece, nel 99 per cento dei casi è utile e necessario ricorrere all'ospedale».