SPI-CGIL Lega 12 - Nichelino Vinovo Candiolo

      

 

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SOTTO ATTACCO
   di Stefano Borelli
 

La polmonite è un'infiammazione che può avere cause virali oppure batteriche e si manifesta con tosse, debolezza, difficoltà respiratorie e febbre. Ogni anno in Italia colpisce circa duecentomila persone. Per saperne di più ne parliamo con la dottoressa Antonella Belfiglio.

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa duecentomila casi di polmonite e nel mondo occidentale rappresenta la prima causa di morte per infezione. Colpisce per lo più i soggetti con un sistema immunitario indebolito, soprattutto se anziani. Recenti indagini hanno evidenziato che oltre il 95 per cento delle vittime causate da questa malattia sono, infatti, soggetti sopra i settant'anni di età. Come fare per prevenire e curare questa patologia ce lo spiega la dottoressa Antonella Belfiglio, specialista in malattie del sistema polmonare e medicina interna.

Dottoressa Belfiglio cos'è la polmonite?
«La polmonite è un'infiammazione che può iniziare in prima battuta come una broncopolmonite, cioè un evento flogistico delle vie bronchiali, per poi stabilizzarsi in una parte del polmone. Può avere più cause: può essere sia virale. cioè provocata da un virus, sia riconducibile all'azione di un batterio. L'esordio può essere acuto con febbre, malessere, tosse, mentre nelle persone anziane a volte potrebbe essere silente. In questi casi il paziente si lamenta, ha astenia, ovvero un senso di stanchezza, debolezza o mancanza di energia, difficoltà respiratorie. ma spesso non ha grandi problemi come una temperatura corpогеа alta o brividi che possono far pensare a una malattia grave».

Come si fa la diagnosi?
«II processo infiammatorio viene definito, in primo luogo, con l'anamnesi del paziente, cioè la raccolta e lo studio dei sintomi, e con la visita clinica che è fondamentale per avere una risposta sull'origine del problema. Gli strumenti diagnostici, dal momento che il polmone è poco studiabile, però non sono molti: i principali sono la radiografia del torace e la tomografia assiale computerizzata (Тас)».

Quanto è diffusa questa patologia?
È molto diffusa, anche perché gli agenti che la possono scatenare sono numerosi. In passato l'aria era più respirabile e meno inquinata. Oggi, invece, i gas di scarico, i fumi degli impianti industriali, le condizioni climatiche sfavorevoli, determinano un grave pericolo per l'apparato respiratorio e provocano lo sviluppo, o il peggioramento, di varie patologie. Grazie ai mezzi clinici, diagnostici e farmacologici di cui disponiamo è, tuttavia, più curabile, ma rimane una malattia molto pericolosa.

Se il processo infiammatorio si estende alle aree superficiali del polmone, con coinvolgimento della pleura (pleurite), il paziente lamenta dolore toracico, accentuato da inspirazione profonda, tosse e movimenti del torace. Altre possibili evoluzioni della polmonite sono l'insufficienza respiratoria, il versamento pleurico, l'ascesso polmonare e la setticemia. Queste complicanze sono più comuni nelle persone fragili: anziani, bambini e soggetti con altre patologie.

Torniamo alle indagini diagnostiche?
Il primo esame che si effettua è la radiografia del torace. Poi c'è la Tac, la tomografia assiale computerizzata, una metodica radiologica che può essere effettuata senza mezzo di contrasto o con il mezzo di contrasto che serve a valutare meglio le situazioni dubbie. Esiste anche la Tac Pet ma è un'indagine che si riserva alle patologie oncologiche. La risonanza magnetica non è utile perché non dà risultati significativi. Nel caso di una polmonite con un espettorato importante si può anche analizzare quest'ultimo per indagare il germe. Ma spesso non serve a molto, o perché il paziente non ha un espettorato proveniente dalle parti profonde del polmone o perché ci sono altri germi che non sono la causa della patologia stessa. Inoltre, se si ha a che fare con un paziente fumatore o un anziano ci sono altre interferenze che rendono l'esame piuttosto inutile».

Quali sono le cure che abbiamo a disposizione?
Bisogna innanzitutto cercare il germe che ha causato la polmonite. Lo si fa tramite l'analisi del sangue: grazie a un prelievo si cerca di individuare l'agente che lo ha provocato e quindi agire con l'antibiotico mirato per quel tipo di batterio. Se non è possibile classificare il germe, e questo accade nel 60 per cento dei casi, si cerca di utilizzare un'associazione di antibiotici per provare a dare una doppia risposta e combattere sia i germi Gram postivi sia quelli Gram negativi, due tipi diversi di agenti patogeni. A volte, la terapia prevede anche l'utilizzo del cortisone che è un antinfiammatorio a largo spettro. Inoltre, a seconda dell'anamnesi si possono prendere diverse decisioni. Se il paziente è giovane e riesce a collaborare, le terapie per via endovenosa o intramuscolare si possono fare a casa, anche se una volta a settimana deve comunque sottoporsi a una radiografia. Per l'anziano, invece, nel 99 per cento dei casi è utile e necessario ricorrere all'ospedale».

Strategie di prevenzione
Che cosa possiamo fare per prevenire la polmonite?
«Innanzitutto, va fatta la vaccinazione anti- pneumococco per le persone ultrasessantacinquenni e quelle immunodepresse. E poi importante e raccomandabile per tutte le persone con più di sessant'anni il vaccino antinfluenzale che protegge dai ceppi più comuni. Questo va fatto ogni anno, non previene del tutto la malattia, ma fa in modo che i sintomi siano minori. Soggetti particolarmente a rischio sono i fumatori, dal momento che il calore e la tossicità del tabacco portano a un indurimento della motilità dei bronchi, che fa sì che quando un virus entra non riesce più a uscire. Anche le persone che vanno in moto dovrebbero fare attenzione e proteggere i polmoni con una doppia mascherina. Più in generale, bisogna cercare ambienti con bassa umidità, che siano areati spesso e nel caso ci siano condizionatori è necessario che i filtri siano puliti spesso per evitare il diffondersi del virus della legionella».
LIBERETÀ MARZO 2025